Michela Pelagatti tra realismo e memento mori

Aggiornato il: ott 15

Nasce il 4 maggio 1991 nella Svizzera italiana, ama il nero e ha una gemella.

Nel 2015 si trasferisce a Pisa dove si iscrive al liceo artistico F. Russoli, e ottiene la maturità artistica.

I suoi disegni, esposti a Pisa in diverse occasioni, sono caratterizzati da un grande realismo e da una minuziosa cura per i dettagli.


La sua opera si sviluppa principalmente attorno a una riflessione sulla fragilità e la precarietà della vita umana, che viene rappresentata attraverso l'utilizzo di tecniche diverse.


Una parte consistente del suo lavoro prende avvio attorno a una riflessione sul concetto di "memento mori", locuzione latina che ricorda all'uomo l'ineluttabilità della morte, portandolo così a riflettere su quanto gli rimane da portare a termine e migliorare in vita.


Michela Pelagatti realizza opere che trattano del rapporto tra vita e morte e attinge alla tradizione del "memento mori" per proporne una rivisitazione in chiave moderna sia per quanto riguarda i significati sia per quanto riguarda le tecniche utilizzate.

Se la rappresentazione del teschio e dello scheletro nell'opera di Pelagatti è dunque in parte simbolica, d'altro canto rispecchia il suo interesse per l' osservazione dell' anatomia umana. Il simbolo, per sua natura astratto e trascendente, nelle opere di Pelagatti acquista dunque concretezza e matericità grazie al realismo con cui rappresenta i suoi soggetti.


La luna, simbolo per eccellenza di un mondo altro, viene rappresentata nel disegno intitolato Lunare di Michela Pelagatti in maniera realistica, e appare come una luna misteriosa e ferita, che porta su di sé le cicatrici e i segni dei meteoriti che l'hanno colpita.

Carboncino nero e bianco su carta

Un altro esempio dell'estremo realismo dell'opera dell'artista e della sua abilità nel disegno è presente anche nell'opera Uovo.

Matite colorate su cartoncino

La riflessione sulla morte quale destinazione ultima dell'uomo è espressa in diverse opere attraverso il simbolo del teschio unendo, come detto in precedenza, la tradizione del "memento mori" medievale all'osservazione anatomica. Nelle opere di Pelagatti il teschio e lo scheletro hanno un significato ambivalente perché rappresentano al contempo la vita - essendo le ossa l'intima struttura del corpo umano - e la morte.

Grafite su carta
Tecnica mista. Disegno e interventi grafici.

Se Michela Pelagatti parte sempre dal disegno, alla base di tutte le sue opere, a volte modifica poi quei disegni con interventi grafici al computer, segnando uno scarto tra un simbolismo di origine antica e le moderne tecniche digitali. Il contrasto tra l'accuratezza del disegno e la stilizzazione degli inserti digitali produce un effetto straniante, come nel caso dell'opera sottostante.


Al teschio Pelagatti sovrappone infatti un cuore disegnato su tavoletta grafica che crea un contrasto all'interno dell'immagine. L'opera, intitolata The Face of Life mostra come amore, dolore e vita siano legati tra loro in modo indissolubile.


Tecnica mista. Carboncino, china, interventi grafici

Un altro tema presente nell'opera di Michela Pelagatti è quello della sofferenza, dei fantasmi che ognuno si porta dentro. Nell'opera sottostante, l'artista propone una raffigurazione del lato oscuro presente in ogni essere umano. Tre volti urlanti, che ricordano L'Urlo di Munch sono collegati attraverso delle vene al cuore, che si trova al centro del petto in posizione simbolica. Il lato oscuro, distruttivo che appartiene a ogni persona, se gli si lascia il sopravvento, rischia di diffondersi in maniera capillare, andando a irrorare assieme al sangue ogni cellula e paralizzando l'intero corpo.


In questa immagine il realismo viene abbandonato a favore di una maggiore carica espressiva. La figura umana è rappresentata senza volto, simile a un contenitore nero che rappresenta ogni uomo, dato che non esiste essere umano senza paure.


Tecnica mista. Acquarello e interventi grafici

I tarocchi sono al centro delle ultime opere di Michela Pelagatti che pesca sempre da un immaginario esoterico per portare in scena i moti profondi degli esseri umani. L'artista raffigura il sole, carta centrale dei tarocchi che possiede solitamente un significato positivo e indica realizzazione, benessere, prosperità. Interessante in questo senso è leggere cosa scrive Alejandro Jodorowsky, grande studioso di tarocchi, immaginando che la carta del Sole parli di sé:


" Mi rinnovo continuamente. Mentre mi consumo, do calore a ciascun filo d' erba, a ciascun animale, a ciascun essere vivente senza esclusioni: accetto che ciò venga chiamato Amore. Sparisco e ritorno ciclicamente. Inoltre, per entrare nel mio splendore, mi aspetto dagli esseri umani che possano seppellire il loro passato e ricominciare una nuova vita. Li aiuterò a farlo. Là dove io splendo dissolvo il dubbio, entro negli angoli più oscuri dell' anima e lì inondo di luce. Spinti dal mio alito, attraverserete il fiume delle pulsioni dementi e, purificati, giungerete al luogo dove tutto cresce senza fatica. Risplendo nel cuore della materia, sono il suo fulgore segreto, non è niente senza di me. Ma quando mi resiste , quando non mi percepisce come la sua forza vitale, è un cadavere. Continuo a impregnarla di gocce d' immortalità. Per voi, figli miei, genero senza fine la gioia e l' euforia vitale. Non siate impermeabili alla mia luce eterna. Guardate quanto è basso il muro che vi separa da me. L' ho concepito così perché tutti possiate scavalcarlo, è un gioco da bambini. Al calore dei miei raggi conoscerete l' affetto vitale, nudo, sincero. Sono la soluzione a tutte le difficoltà. Sono l' occhio puro e, nello stesso tempo, il riecheggiare del primo grido. Quella che chiamate oscurità è soltanto l' oblio della mia luce, del mio amore sempre presente. Annuncio senza mai fermarmi la fine della notte. Tutto ciò che non è chiaro non sono io. Sono il rinnovamento continuo e rigeneratore, quello che uno aspetta per tutta la vita. Mi chiamano Sole ma non ho nome, sono lo splendore raggiante dell' esistenza.

Ma che cosa sono se nessuno mi riflette? Come faccio a essere illimitato se nessuno mi mette dei limiti? Che cosa è la mia immortalità senza il cammino della morte? Che cosa è il mio eterno presente senza il tranello del tempo che passa? Che cosa sono i miei semi d' oro senza zolle di terra in cui interrarli? Che cosa è il mio nutrimento se nessuno lo divora? (...)"[1]


Michela Pelagatti sceglie di rappresentare la carta del Sole basandosi proprio su quel contrasto tra bene e male, tra vita e morte, di cui parla Jodorowsky. Il Sole non è rappresentato secondo il suo simbolismo tradizionale, ma diventa un fiore - elemento delicato e fragile per eccellenza - che una mano scheletrica tenta di afferrare. Lo scheletro rappresenta il dolore degli esseri umani e la caducità della vita ma al contempo l'intima struttura del corpo, mentre il sole-fiore rappresenta la felicità, la realizzazione.

Pelagatti ci parla dunque del tentativo di afferrare quella felicità, del protendersi dell'uomo verso il bene, del cammino, spesso doloroso, che occorre affrontare per pervenire alla luce. Sembra infine esprimere l'idea che un atto di resistenza è possibile e che l’uomo può giungere, anche se con sofferenza, alla realizzazione di sé.

Tavoletta grafica

[1] Alejandro Jodorowsky, Marianne Costa, La via dei Tarocchi, Feltrinelli, 2014

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