"Ogni 11 secondi" e l'arte di Madeleine Staubli

Numerosi sono stati gli artisti che il 3 e il 4 ottobre 2020 hanno preso parte con le loro opere - molto diverse tra loro ma accomunate dalla volontà di trasmettere un messaggio forte , in alcuni casi di speranza e in altri di denuncia - alla mostra collettiva "Touch me softly or not" organizzata da Martina Sperduto per sensibilizzare sul tema della violenza sulle donne.

Tra le opere esposte al Mulino del Ghitello all'interno del Parco delle Gole della Breggia - tutte meritevoli di attenzione e portatrici di un senso profondo - si sono in particolar modo distinte quelle di Madeleine Staubli, Bea Merkel e Cora Pappalardo, che sono state premiate dalla giuria.


Nella foto, da sinistra, Cora Pappalardo, Madeleine Staubli, Bea Merkel ©Touch me softly

Ci concentriamo qui sul percorso artistico e sull’opera di Madeleine Staubli, che ha partecipato alla mostra con Ogni 11 secondi, opera che denuncia le mutilazioni sessuali e la violenza che devono subire ancora molte donne in diverse parti del mondo.


Madeleine Staubli è un'artista freelance e un'insegnante di arte. Ha studiato arteterapia e attualmente vive nel Canton Argovia. Il suo percorso artistico è iniziato tre decenni fa e si è sviluppato soprattutto nell’ambito della pittura, tecnica che Staubli applica su superfici e materiali anche molto diversi tra loro, tra cui tende, lamiera, legno, calcestruzzo, pietra.

Nella foto l'artista Madeleine Staubli

Se la tecnica prediletta è dunque la pittura – soprattutto l’acrilico – l’artista ha però sperimentato negli anni diverse tecniche, realizzando anche oggetti, sculture, installazioni, home design e performance. Al centro della sua ricerca e attività artistica c’è sempre stato l'essere umano con le sue varie sfaccettature, motivo per cui le sue opere sono plasmate da temi che vanno a toccare alcune grandi questioni legate all’umanità come la tolleranza, l'ingiustizia, le attuali questioni politiche, regionali o globali. Madeleine Staubli espone le sue opere in patria e all'estero dal 1993 - sia all’interno di gallerie sia di musei - e organizza anche lei stessa mostre ed eventi. Offre inoltre numerosi corsi e seminari in Svizzera, Grecia e Italia per sviluppare la creatività e l'arte di vivere.


Ogni 11 secondi, opera premiata ed esposta all’interno della mostra organizzata da Touch me softly, è composta di due elementi - una sedia e una tela 50x80 – entrambi dipinti con colori acrilici.


"Ogni 11 secondi", acrilico su sedia e su tela, 2014

La sedia è una vecchia sedia da scuola dipinta con un motivo africano; dalla superficie della sedia fuoriesce un coltello che rende impossibile sedersi senza rischiare ferite orrende. Accanto si trova un ritratto su tela di una giovane donna africana con la faccia cicatrizzata e uno sguardo triste. Il copricapo riprende il motivo della sedia.



L'abbinamento tra sedia con coltello e donna sul cui viso sono presenti dolorose cicatrici vuole trasmettere un messaggio di protesta contro le mutilazioni genitali femminili, pratica interreligiosa ancora diffusa in molte parti del mondo, ma soprattutto in Africa.

L’impatto dell’opera è potente, perché riesce a far immaginare allo spettatore le terribili conseguenze a cui andrebbe in contro se si sedesse sulla sedia, conseguenze molto simili a ciò che troppe donne vivono realmente e quotidianamente sulla loro pelle quando vengono mutilate per rispondere ai requisiti di una società patriarcale che vuole impedire loro di provare piacere, e vuole sottometterle e privarle della libertà.

Il riferimento all’Africa non è casuale, da un lato perché si tratta di un Continente in cui pratiche come l'infibulazione sono ancora oggi molto diffuse, e dall’altro perché l’artista ha un legame profondo con l'Africa, meta di molti suoi viaggi e luogo in cui porta spesso oggetti da donare alle popolazioni locali.


Il tema dell’ingiustizia nei confronti delle donne è d’altronde un tema presente in quasi tutti i lavori di Madeleine Staubli, che reputa molto importante portare avanti un discorso sull’argomento per avvicinarsi maggiormente ai fatti reali e difendere le donne. Se il messaggio al centro delle sue opere è quindi di denuncia e volto a portare alla luce un problema sociale, l'artista non rinuncia però a lavorare anche sull' estetica delle sue opere. Contenuto e forma dialogano così in modo profondo, e gli strumenti propri dell’arte vengono usati al meglio per trasmettere un messaggio.


Questo dialogo tra elementi propri del mezzo artistico e denuncia sociale, è ben presente anche nella serie Cool di Staubli, artista che mette spesso al centro dei suoi lavori i volti delle persone.



La serie Cool , realizzata nel 2013 con acrilici su lamiera forata, è composta da quattro ritratti di donne giovani, cool e di una bellezza contemporanea che vengono rappresentate così come appaiono sulle pagine di ogni rivista di moda. Staubli vuole rappresentare una bellezza vuota, superficiale, patinata e per raggiungere questo scopo utilizza uno stile ridotto, minimale nel tratto. Anche la scelta dei materiali rispecchia la volontà dell’artista di esprimere una bellezza meccanica, industriale. Il materiale su cui Staubli dipinge i ritratti è infatti una lamiera forata con fori di diverse dimensioni. La superficie dell'immagine forata ricorda una griglia di punti e riprende la risoluzione digitale in pixel delle immagini a schermo. Lo spettatore percepisce l’immagine per intero, ma è costretto a interpretare le parti mancanti, venendo spronato a dare ai volti un'occhiata da una distanza più ravvicinata.


L'aspetto industriale dell’opera denuncia dunque il fatto che nella nostra società contemporanea anche la bellezza è diventata un'industria e un prodotto industriale. Le persone ritratte rappresentano allegoricamente l'idea dello zeitgeist di oggi, un’epoca in cui sembra essersi persa una certa profondità nei rapporti umani e in cui si predilige un’immagine stereotipata, superficiale della donna. Per questo motivo, i volti rappresentati in questa serie hanno un'espressione facciale inavvicinabile e non entrano in rapporto con lo spettatore, bensì paiono tenerlo volutamente a distanza, escludendolo dal loro mondo metallico, freddo, patinato.


La stessa distanza sembra d’altronde esserci tra le immagini stesse della serie, le quali non dialogano tra loro, ma sono autonome le une rispetto alle altre. L’utilizzo della lamiera, ma anche di colori che rimandano a quelli di metalli come l’alluminio e l’acciaio, contribuiscono a dare a ogni immagine una sorta di aura che si riflette sull’ambiente circostante e sul bianco delle pareti. Ogni ritratto ha dunque una componente materica che interagisce in maniera attiva con lo spazio in cui viene esposta, mutando a seconda dell’illuminazione, della superficie e dei colori circostanti. Questo effetto di ciascuna immagine sull’ambiente, questo modo di interagire con esso piuttosto che con gli altri ritratti della serie, è voluto dall’artista ed è parte integrante dell’opera; esso mira ancora una volta a mostrare come le preoccupazioni della nostra epoca siano più rivolte verso l’apparire, lo stupire a tutti i costi, piuttosto che verso l’interazione umana, lo scambio profondo tra gli individui.


Se, come detto, i colori e i materiali concorrono a creare il senso dell’opera, non si potrà non notare, in questi ritratti in sé quasi monocromi, l’utilizzo del rosso, usato principalmente per dipingere le labbra dei personaggi ritratti. Il colore rosso va ad aggiungere all’opera maggiore appariscenza, creando un effetto “show” che rafforza la raffigurazione di un’epoca, di una società e di un certo tipo di bellezza che puntano molto sulla spettacolarizzazione e molto meno sull’interiorità degli esseri umani.

© De–Siderium 2019