"Frigidaire", avventure e battaglie di una rivista controcorrente

Aggiornato il: ott 15

di Lia Galli


L'avventura di Frigidaire - storica rivista della controcultura fondata da Sparagna, Tamburini, Pazienza, Scòzzari, Mattioli, Liberatore – è stata rocambolesca, colorata, innovativa, audace e, in molti suoi aspetti, profetica. Profondamente inscritta nel suo tempo – o nei suoi tempi vista la longevità della rivista – ha saputo vedere in anticipo, con una visionaria capacità di leggere il presente, l’emergenza di situazioni politiche e culturali che si sarebbero verificate soltanto anni dopo, ha sfidato regimi repressivi, ha portato avanti inchieste con un ghigno intelligente e beffardo che assomiglia tanto a quello di alcuni personaggi dei fumetti che ha pubblicato tra le sue pagine.


Frigidaire nasce nel 1980 dall'esperienza di altre due riviste, una legata a doppio filo al mondo del fumetto, Cannibale, e l’altra dedicata invece alla satira, Il male.



Bizzarra fin dal suo nome, ispirato a una marca di frigoriferi – ma “si sarebbe potuta chiamare anche “Cassetta de frutta””[1] come disse Stefano Tamburini, in quanto voleva essere uno spazio in cui mettere di tutto - nasce per essere un contenitore di esperienze, una fusione di linguaggi e per creare un connubio assolutamente nuovo tra testo e immagine, nel tentativo di “seminare, uno spazio liberato dalle nebbie ideologiche, per lasciare libero lo sguardo, ripartire dalle cose, dalle persone, dalla realtà dura dei fenomeni”[2]. Uno spazio di libertà, di sperimentazione, qualcosa di assolutamente nuovo.


Frigidaire viene concepita fin dalla sua creazione come “un romanzo unico nel quale intrecciare racconti diversi, l’Universale e il Particolare, il Falso e il Vero, il Presente e il Passato, la Satira, la Parodia e la Tragedia”[3], al punto che le pagine dei primi otto numeri della rivista, fino al luglio-agosto del 1981, vengono numerate in modo consecutivo come se fossero parte di un unico libro. Un’enciclopedia del presente che porta avanti un discorso comune attraverso gli anni, ma è al contempo un montaggio ininterrotto di stili, grafiche, contributi, personalità, incontri diversi. La coerenza è solo nello sguardo, nella visione attorno al progetto, nella volontà di far coesistere al suo interno mondi agli antipodi l’uno dall'altro, perché la realtà, come si legge nell'editoriale del primo numero, non è “un tutto coerente”[4] razionale, spiegabile. Frigidaire mescola mondi differenti, a volte contrastanti, che però, dialogando tra loro, offrono un ritratto dell’essere umano e della società in cui è immerso, vanno a costruire una fenomenologia dell'umano.


Fin dai primi numeri della rivista viene proposto un viaggio tra realtà geografiche e sociali diverse – infatti vi compaiono reportage dall'India, dall'Afghanistan, dalla Colombia – ma anche nella letteratura, con la pubblicazione di stralci del diario di Lidia Chukovskaya, amica intima della poeta russa Anna Achmàtova, o dell’intervista a William Burroughs, protagonista della controcultura americana e della Beat Generation, celebre per aver scritto opere come La scimmia sulla schiena e Pasto nudo e ossessionato dall'aver accidentalmente ucciso sua moglie nel tentativo di imitare Guglielmo Tell.


Poi all'interno di Frigidaire ci sono le tavole, le illustrazioni di quelli che sono ormai tra i maestri riconosciuti del fumetto italiano - fumettisti come Andrea Pazienza, Stefano Tamburini, Tanino Liberatore - ma che all'epoca erano giovani con meno di trent'anni che non godevano certo della fama che hanno oggi. È la prima volta all'interno di una rivista italiana che i fumetti non sono né marginali né il contenuto unico di una rivista - infatti Frigidaire non è mai stata una rivista di fumetti nonostante tra i suoi fondatori ci sia una prevalenza di fumettisti e illustratori- ma le tavole illustrate dialogano invece alla pari con la letteratura, con la fotografia, con la cronaca. Gli stili stessi dei disegnatori sono d'altronde molto diversi tra loro: espressionistici, poetici, graffianti, disneyani, ruvidi.


Tra i servizi più celebri dei primi anni, va annoverata l’intervista al critico Achille Bonito Oliva, fotografato completamente nudo su un letto in una posa simile alle odalische di Ingres o all’Olympia di Manet. L’idea, venuta a Barbara Cannata, che lavorava in RAI ma al contempo collaborava con Frigidaire, è quella di realizzare una serie di interviste con uomini famosi fotografati nudi. Si tratta di un’idea provocatoria, sovversiva rispetto al genere e al potere.

O ancora il reportage di Carlo Buldrini, apparso nel numero estivo dell’ ’81, in cui Buldrini racconta di aver scoperto la vera tomba di Gesù, identificata in un luogo nel Kashmir, prova che Gesù non è morto sulla croce, ma ha invece vissuto ancora molti anni fuggendo con la sua famiglia verso Oriente.



Ma Frigidaire è anche battaglie sociali, tante battaglie sociali e inchieste, come quella portata avanti per anni sulle difficili condizioni di vita nelle carceri, lanciata da Vincenzo Sparagna, direttore editoriale della rivista e colui che ne ha tenuto assieme le fila in tutti questi anni, con lo slogan “Abolire il carcere”, ritenuto una “risposta sbagliata al crimine”[5].


Sulle pagine della rivista si incrociano esperienze di vita e espressioni artistiche diverse, vi si possono trovare le polaroid di Mario Schifano, punto di riferimento della pop art europea e tra i primi sperimentatori in campo artistico degli strumenti digitali, le avventure di Rank Xerox, robot umanoide innamorato di Lubna, ideato e disegnato da Stefano Tamburini il cui successo sarà enorme, e non solo in Italia, o ancora le illustrazioni di Scozzari alla sceneggiatura di “La Dalia azzurra” dello scrittore americano Raymond Chandler.


Le pagine della rivista sono la testimonianza viva del fermento culturale di quegli anni, e dei due decenni precedenti, i Sessanta e i Settanta, in cui la cultura era materia pulsante e vissuta, anche se spesso fortemente orientata dal punto di vista ideologico. Frigidaire si discosta invece dalle ideologie, e porta avanti un discorso di libertà, in cui oppone alla cultura ufficiale, un discorso altro, che dà voce alla marginalità, al diverso, a un pensiero dissonante rispetto alla maggioranza. Si tratta, però, al di là delle ideologie, di una rivista impegnata in una riflessione forte sulla socialità e sulla politica. Frigidaire non ha infatti paura di indagare temi che le sono strettamente contemporanei e sono dunque particolarmente caldi, quasi materia incandescente, come la lotta armata in Italia o la diffusione di quella che sarà una piaga degli anni Ottanta e non solo, l’Aids.

Poco dopo gli anni di piombo, anni in cui l’ideologia in Italia ha prodotto la lotta armata e ha visto nascere gruppi di sinistra e di destra che credevano necessario trasformare l’impegno politico in una guerra civile combattuta con le armi, con rapimenti e azioni che hanno lasciato morti e feriti, le carceri italiane cominciano a riempirsi di detenuti politici e si rende necessario iniziare a riflettere su quella che è stata una pagina dolorosa della Storia italiana. Frigidaire ha il coraggio di farlo, affrontando senza giri di parole l'argomento.


Nel 1983, dunque in piena stagione stragista, pubblica un dossier, intitolato “Autocritica della guerriglia” proprio su quelle che sono state le lotte politiche della fine degli anni ’70. L’anno prima aveva già pubblicato i nomi dei detenuti politici italiani che avevano militato nei gruppi armati e che si trovavano ormai in carcere.


L’operazione, come spiega Sparagna, non è quella di legittimare l’uso della violenza o di sostenere l’operato dei gruppi armati in Italia, ma è un’inchiesta “fenomenologica, obiettiva, per evidenziare che la tragedia sociale che per alcuni anni aveva diviso l’Italia non si poteva ridurre alla follia di piccole bande marginali.”[6]


Sparagna dice ancora:


“L’avevamo fatto freddamente, senza indulgere ad alcuna simpatia per le mortali ideologie che avevano distorto le lotte fino a farle diventare caricature grottesche di un processo di liberazione.”


C’è dunque una presa di distanza dal fenomeno della lotta armata, ma al contempo c’è la volontà di riconoscerla quale fenomeno sociale e politico profondamente iscritto nel suo tempo, cercando di andare a fondo di quelle ragioni che hanno permesso che quel tipo di discorso potesse prendere piede e coinvolgere un numero non indifferente di persone. È un'inchiesta coraggiosa, soprattutto in tempi in cui il fenomeno non può essere osservato con distanza e attraverso il filtro della memoria, e la ferita è ancora aperta.


Il reportage sull'Aids, il primo reportage italiano sul virus dell’HIV, appare invece nel numero 27 del 1983. All'epoca negli Stati uniti l’Aids era ancora chiamato “Gay Cancer” o “Gay-related immune deficiency (GRID)” perché lo si riteneva per ignoranza una malattia che colpiva solo gli omosessuali. Nel servizio di Paolo Brogi apparso su Frigidaire veniva invece spiegato, basandosi sui risultati delle prime serie di ricerche sull'Aids, e in straordinario anticipo sui tempi non solo dell’opinione pubblica ma anche di alcuni ambienti legati al settore della sanità, che non si trattava affatto di una malattia legata ai gay, ma piuttosto di un virus che poteva colpire chiunque. La presa di posizione di Frigidaire, dunque, non è solo legata alla volontà di informare correttamente la popolazione attraverso studi scientifici su quella che sarà una vera e propria piaga degli anni Ottanta e Novanta, ma ha anche come scopo quello di togliere lo stigma che gravava sulla comunità omosessuale.


In quella che a prima vista potrebbe sembrare chiaroveggenza, ma che in realtà è profonda capacità di penetrare e leggere il proprio tempo, Frigidaire prevede – anni prima che questi fatti si verifichino davvero – e in uno dei tanti progetti collaterali della rivista, ossia Il Lunedì della Repubblica - l’ascesa di Berlusconi al potere, il ritiro di Bettino Craxi a Hammamet, il processo a Andreotti.


Poi ci sono le azioni culturali dal fondo politico, l’ironia usata come arma per contestare il potere, o meglio i poteri. È il caso della falsa Pravda del 1980, della falsa Stella rossa – organo di stampa delle forze armate sovietiche - del 1983 e, appunto, de Il Lunedì della Repubblica. L’idea è quella di creare dei falsi di giornali ufficiali per scriverci e farci stampare ciò che si sarebbe voluto leggere su quei giornali, diffondendo la propria idea di libertà e giustizia. Nel caso della falsa Pravda e della falsa Stella rossa si tratta di sabotare i mezzi attraverso cui l’Unione sovietica detiene il potere e controlla il popolo per sovvertirne il linguaggio, manipolarne i contenuti e mandare un messaggio pacifista. Il caso della Stella rossa è emblematico in questo senso e vale dunque la pena di essere raccontato in modo più dettagliato.



La falsa Stella rossa nasce in risposta alla guerra in Afghanistan e con l’intento di sfidare il regime sovietico, rivolgendosi direttamente ai soldati sovietici e alle truppe che combattevano in Afghanistan. Sparagna e il gruppo attorno a Frigidaire creano così un facsimile dell’organo sovietico su cui dichiarano, con lo pseudonimo i fratelli Chonkin, che la guerra è finita e i soldati sono richiamati a casa. Non si limitano però a questo, ma inventano una storia surreale per spiegare come mai l’Unione sovietica abbia deciso, tutto a un tratto, di ritirarsi dalla guerra. Sulla falsa Stella rossa Vincenzo Sparagna e Savik Shuster raccontano infatti che i fratelli Chonkin, discendenti da un’antica famiglia di cuochi, si sono introdotti nelle cucine sovietiche aggiungendo ai pasti dei burocrati e dei generali un’erba selvatica e misteriosa che li ha fatti addormentare, ponendo di fatto fine alla dittatura sovietica e alla guerra in Afghanistan. In copertina ci mettono un disegno di Tanino Liberatore che rappresenta un militare che spezza il suo kalashnikov in segno di protesta e ribellione al sistema sovietico.

Ancora una volta l’immaginazione e la satira vengono quindi usate come strumenti per combattere la guerra e per far giungere alle truppe e al governo un chiaro messaggio politico. Attraversando svariate vicissitudini e peripezie – per farsi un’idea delle difficoltà basti pensare al fatto che per realizzare il piano occorre introdursi in territorio di guerra e farsi strada tra le bombe- il gruppo di Frigidaire riuscirà realmente a distribuire le copie della falsa Stella rossa proprio alle truppe sovietiche che si trovano attorno a Kabul e non saranno pochi i disertori russi che si faranno fotografare con il falso giornale in segno di protesta contro la dittatura sovietica.


La creazione di falsi di giornali celebri accompagna la rivista negli anni, e ai falsi bollettini dell’URSS e a Il Lunedì della Repubblica si aggiungeranno poi anche un falso dell’Unità -chiamato La piccola Unità - e del Secolo XIX in un tentativo di denunciare la corruzione della politica e di rendere palesi le ingiustizie della società italiana.


Inutile dire che fioccheranno le denunce, i processi, le cause milionarie che renderanno difficile la sopravvivenza della rivista.


Addentrandosi sempre di più nella storia di Frigidaire e dei suoi protagonisti, ci si rende conto che Frigidaire non è stata solo una semplice rivista, ma è stato invece un progetto di vita portato avanti attraverso difficoltà e vicende straordinarie, un progetto che per sopravvivere alla mancanza di fondi, ai processi, agli ostacoli e alla spietata concorrenza dei colossi del mondo editoriale ha anche dato vita a una moltitudine di progetti collaterali e riviste non meno interessanti.


Tra questi si contano Vomito, rivista trimestrale di subletteratura, che propone racconti e autobiografie di autori sconosciuti in un "confronto tra subscritture che documenta i mutamenti profondi della lingua in un'epoca di transizione" [7]; Frízzer, il cui slogan "Tutto ciò che il buonsenso sconsiglia in una rivista formato famiglia" parla chiaro rispetto a contenuti e intenti; Tempi supplementari, rivista di fumetti in cui vengono pubblicate le tavole di giovani autori emergenti.



Frigidaire è davvero il caleidoscopico specchio della passione per la cultura - in senso ampio, trasversale, al di là di generi e costrutti culturali, dal fumetto alla letteratura alla fotografia - e dell’impegno politico di Sparagna e delle centinaia di persone che nel corso di trent'anni hanno investito sogni, tempo e risorse in questo progetto. In fondo Frigidaire è anche una storia di amicizie, di grandi perdite e di una visione utopica che fa dire a Sparagna, a quasi quarant'anni dalla fondazione della rivista, "che il Frigidaire reale è stato il falso di un Frigidaire vero, ancora mai visto". Emblematico dello spirito della rivista è allora il titolo "Avanti piccoli alla riscossa!" apparso sul primo numero de La piccola Unità, emblematico perché rende conto di un certo modo di stare al mondo e dell'alleanza che si può stringere tra chi non si allinea al potere, tra chi sceglie l'indipendenza e unisce le forze per creare un progetto che porta avanti un discorso altro e necessario rispetto a quello ufficiale. Unire le forze nonostante siano poche, nonostante le partenze, nonostante si sia una minoranza e ci si trovi a combattere contro i giganti.

I fondatori di Frigidaire a Pisa nel 1982. Liberatore, Sparagna, Scozzari, Mattioli, Tamburini e Pazienza.

In tutta questa vicenda umana e editoriale, che si snoda attraverso i grandi cambiamenti della società italiana, raccontandoli in presa diretta e con interventi netti, provocatori e incisivi, Frigidaire ha lanciato molti nomi del fumetto italiano, musicisti emergenti, campagne sociali e ha affiancato reportage sulla letteratura a inchieste di carattere politico, portando avanti una rivoluzione stilistica sia per quanto riguarda il fumetto sia per quanto riguarda gli aspetti grafici e la forma di una rivista. Aperta al mondo, la rivista ha saputo stringere alleanze con altre riviste underground europee, raccontando la società italiana, ma anche quei movimenti che si muovevano al di là dei confini nazionali come quello verde o quello pacifista, o ancora intervistando autori come Allen Ginsberg, Josif Brodskij, Edoardo Sanguineti, Valerio Magrelli.


Frigidaire oggi esiste e resiste ancora – portata avanti da Vincenzo Sparagna che nel frattempo ha creato anche Frigolandia, la prima repubblica marinara di montagna – nonostante molti dei protagonisti e dei suoi primi fondatori siano morti, soprattutto a causa dell’eroina, che negli anni Ottanta non appariva ancora in maniera così chiara quale il mostro che si è poi rivelata essere.


A Frigolandia si continua a lavorare alla rivista e a Il nuovo male, ma la prima repubblica marinara di montagna è anche, come racconta Sparagna, “un centro per artisti-esploratori che vogliano aprire piste maiviste, scoprire nuove oasi nel deserto contemporaneo” e un luogo in cui sono custodite migliaia di opere apparse sulle pagine della rivista.


Sulle colline dell’Umbria, Frigolandia resiste agli sfratti, agli sgomberi contro i quali si trova ormai a lottare da alcuni anni. L'ultimo avviso di sgombero risale a marzo 2020, in piena epidemia Covid-19, ma Vincenzo Sparagna – che nel corso degli anni, come si è detto, per far vivere Frigidaire ha sostenuto vari processi e battaglie – continua a resistere da Frigolandia perché, come tutta la storia di Frigidaire dimostra, quando c’è in gioco la libertà, resistere diventa un preciso dovere morale.


Chi volesse sostenere la repubblica di Frigolandia e Frigidaire contro l'avviso di sgombero, può farlo firmando qui.

[1] Vincenzo Sparagna, Frigidaire. L’incredibile storia e le sorprendenti avventure della più rivoluzionaria rivista d’arte del mondo, BUR, 2008, quarta di copertina


[2] Ivi, p.30


[3] Ivi, p.9


[4] Frigidaire, numero 1, 1980 [5] Vincenzo Sparagna, Frigidaire. L’incredibile storia e le sorprendenti avventure della più rivoluzionaria rivista d’arte del mondo, BUR, 2008, p.61


[6] Ivi, p.82


[7] Ivi, p.140

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