L'irrealismo poetico di Franco Barbato

Aggiornato il: ott 15



Franco Barbato Fuentes è nato a Santiago del Cile nel febbraio del 1983. Cresciuto con un piede dentro casa e un altro sulla strada, ha imparato a trovare la bellezza nella crudeltà e quella è stata la spinta sufficiente per lanciarlo, fin dai suoi 15 anni, nel mondo della scrittura. Poesie, racconti, pensieri hanno riempito più di 100 quaderni (sempre senza righe). Ha fatto la scuola di giornalismo e storia solo perché era lo spazio giusto per permettergli di continuare a scrivere. Ha lavorato in radio, tv, giornali, riviste e attualmente è colonnista di due riviste digitali cilene. I suoi vissuti a Santiago, in Australia, Patagonia e, da quattro anni, in Svizzera, hanno accresciuto la sua fame di esprimersi, di comunicare i propri pensieri, di ascoltare l’altro, visto che ritiene che ogni persona porti con sé una storia che merita di essere raccontata.


Fondamentalista della poesia ha partecipano a numerosi poetry slam, li ha trovati belli, ma pensa che la vera poesia sia radicata nel silenzio dello scrittore al momento della creazione che va a toccare il silenzio del lettore al momento della lettura. Tutto il resto lo reputa un bel circo, ma che rimane circo. Franco si descrive come utopico, sognatore, assurdo e atemporale; una persona che desidera la trascendenza, non la fama e che sporca la carta per pulire la propria anima.


LA COMPLICITÀ DEGLI ALBERI

Sdraiato sull’erba

Guardando lassù

Agli alti alberi

Il vino è sangue

E ubriaco sorrido

Nel ventre di mia madre

Senza ricordi. Senza tempo.

Tranquillo essendo

La mia natura di zero

Assoluto e cosmico

Scatenato dal morale

E delle sue verità mentite.

Del mio silenzio

una scala immagino

Sale dalla mia lingua

E si perde nella nebbia

Arriva la città martellando le mie orecchie

Investe il mio silenzio

Urla ai miei fiumi

Sangue e vino

E l’albero

Divino

Sorride

Sono i fiumi

Sono mari e lava

Salgono mentre guardo

Ti amo tanto, alto albero

Ti amo perché non sei mio.



NON MI IMPORTA

Non mi importa avere perso mio padre

Non mi importa la morte della mia famiglia

Non mi importa che la vita flagelli la mia infanzia

Non mi importa

Non mi importano i ricordi che si sotterrano

Sotto un albero che ho dimenticato

Non mi importa che questa corta vita mi dia lunghe tristezze

Non mi importa

Non mi importa la punizione contro la mia memoria

Non mi importa la lontananza

Né l’amara malinconia

Delle immagini che spariscono

Che se ne vanno dalla mia pelle

Non mi importa se spariscono

I tuoi consigli macabri

Non mi importa

Non mi importa

Non mi importa la crudeltà dell’urlo che persegue i miei sonni

Non mi importa se metti la pistola nella tua bocca

O se sputi a mia madre

Non mi importano le bugie, castelli di delusioni piantati

Fra le tue parole mentite e le tue risa

Fra la rabbia sfrenata e lo sguardo assassino

Non mi importa se sparisci o se rapido muori

Non mi importa

Non mi importa perché la morte ti sta bene

Come un cappello nero per la passeggiata autunnale dopo pranzo

Non mi importa se sali o scendi

Su quella soglia di mare e cielo

Per costruire nuovi palazzi,

imperi disabitati.

Non mi importa se cadi e ti mangiano i pesci

Perché l’eternità non si negozia

Semplicemente la meriti.



RETROMOMENTO

La pistola era nella mia mano. La mia mano cadeva dal mio braccio. Il mio braccio pendeva dal mio corpo. Il mio corpo eretto sulla terra. La terra inquinata dagli umani. Gli umani infettati dai sistemi. I sistemi resistendo gli anni. Gli anni costruendo secoli. I secoli partorendo storie. La mia storia è stata raccontata da un proiettile. Il proiettile veniva dalla mia testa.



CAMMINARE SOTTO L'ACQUA

Io, io mi arrangio in salita o quando cado la vita mi sembra un volo al mattino, tra la realtà e il sogno si mescolano le percezioni e il corpo scivola dall'anima indomita che regna sul prato onirico dall'anima che pende di un pensiero, di un ricordo dimenticato

fra luci ed ombre c'è questa parola e fra le mie parole e il tuo silenzio un fiore rompe il pavimento un sorriso sfida violento un bacio tocca un altro bacio le bocche si aprono le lingue giocano come i pesci gli occhi si spengono la tua bocca e la mia bocca: un mare notturno una notte senza luna un angolo di umidità e desiderio e i baci, amore mio, sono i miei piedi toccando le radice della terra e le mie mani schiacciando le stelle, i soli, la materia oscura

io mi arrangio volando o nuotando solo devo girare i miei occhi solo devo trovarti e amarti tra il rumore della città e il silenzio dei miei passi.

© De–Siderium 2019