Come un raggio. Un trittico di Grazia Previtera

Aggiornato il: ott 15



Grazia Previtera nasce a Catania il 7 aprile 1983. Ama e frequenta la poesia fin dall'infanzia e nutre questa vocazione dedicandosi alla lettura dei classici e laureandosi in lettere moderne presso l'Università di Catania. Dopo la laurea triennale, consegue la specialistica in storia dell'arte presso l'ateneo di Palermo.

Da un decennio si dedica alla professione di guida turistica in Sicilia, Londra e Malta. Fautrice di progetti dedicati alla salvaguardia e tutela del patrimonio culturale siciliano si dedica attualmente alla creazione di percorsi poetico-culturali.

Nel solco della street art crea un percorso d'arte e poesia diffusa, per il quale conierà il nome "Poetry Street Art Way". Il fine è diffondere la poesia come elemento di riqualificazione urbana, l'arte come nutrimento del cittadino.

La Strada - magistra vitae - diviene il luogo privilegiato della bellezza.



Nelle sue poesie Previtera non usa segni di interpunzione, perché nella visione che ha della parola e del fluire del testo, i punti sono ostacoli alla visione, elementi che bloccano il flusso. Nelle sue poesie c'è però spazio anche per le pause e per il silenzio, elementi segnalati graficamente attraverso le alternanze di maiuscole e minuscole tra i versi. La maiuscola segna dunque un nuovo inizio dopo una pausa della voce e del pensiero.


Il trittico di poesie di Grazia Previtera che proponiamo nasce nel mese di aprile 2020. L'essenza dei testi è dialogica e in ogni poesia appare un Tu di riferimento. Il dialogo si rifrange come un raggio su tutto: dalla rotonda immobile sulla strada deserta alla natura.



I.


In questo silenzio di elicotteri

ambulanze e assenza

tu sei il mio castagno in fiore

fra noccioli e passi di formiche

La rotonda è gelata, immobile

ma la lucertola non lo sa

e sguscia via dal silenzio

col suo manto verde

muove il tempo

senza parole




II.


Amate figlie della terra

preferisco guardarvi

nel silenzio della parola

della città - deserta sagoma -

Papaveri garofani

il rubino buio e caldo

il bianco assordante

Sulla terrazza in sangue

assomiglio ai demoni

alle rocce bucate di mare

In lontananza un suono

un litigio virile di cani

e le mie ossa ricordano

che eri un ramo di ciliegio

il ciuffo di asparagi in mano

un mulino giallo di limone

nel giardino di tuo padre

a quel tempo la saja

non era di cemento




III.


16 aprile 2020


Lui prepara la pizza

lei ti infila il tampone

lui muore in tre giorni

anche se era un leone

Lei riceve la spesa

dallo sconosciuto

con gli occhi di quercia

Un bimbo disegna le more

fiori come stelle nel sole

Piange l'ubriaco

come un fondo di barile

lui regala giunchi e asfodeli

raccolti sulle lave di aprile

Un gatto venuto al mondo

lenisce il silenzio del cielo

Lo scrittore è morto

No. L'han solo sepolto


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