Legge Covid: tra campagne di disinformazione e attacchi alla volontà popolare

di Davide Stefanetti


Poter esprimere il proprio pensiero, nei limiti della decenza e nel rispetto della collettività è un diritto inalienabile di ogni individuo. Non dovrebbe mai essere messo in discussione, nei regimi autocratici, nei califfati, nelle monarchie, parlamentari o meno, tanto meno nelle democrazie.

Influenzare invece l’elettorato con teorie non verificate, complottiste, minacce di perdita di libertà e diritti è decisamente meno nobile.

Purtroppo è una tattica sempre più diffusa sfruttando canali alternativi di disinformazione. Fatti creati e divulgati senza alcun controllo nei social media, capaci di influenzare un elevato numero di votanti, in grado di mobilitare masse di cittadini per difendere i loro diritti da minacce sempre nuove: immigrati, élite, la stampa o gli stessi governi.


Ed è invece gravissimo quando un partito politico, il partito più rappresentato a livello del Consiglio Nazionale, uno dei partiti maggioritari al di fuori delle città, segue la regola d’oro degli uomini forti del ventunesimo secolo, cercando di ottenere consensi screditando tutto ciò che può causare una sconfitta a livello elettorale, un’emorragia di consensi e la perdita di potere e influenza.

I recenti attacchi al Consiglio Federale - reo con la legge Covid di volersi impossessare del potere assoluto - e alla scienza - con il giornaliero discredito di esperti - e ancora i dubbi sulla legittimità delle votazioni da parte di frange estremiste di destra o, più recentemente, quelli sulla stampa accreditata, come nel caso della sezione ticinese dell'UDC nei confronti del servizio pubblico RSI, hanno più punti in comune che differenze rispetto a quanto accaduto, per esempio, questo gennaio al di là dell’Atlantico.


Ed è vergognoso come il partito che si professa il partito del popolo svizzero si pulisca le suole delle scarpe sulle stesse istituzioni, come la democrazia diretta, che è pronto invece a sostenere strenuamente quando le urne sono favorevoli, seppur con margini risibili. Quindi le istituzioni elvetiche sono un esempio per il mondo e la volontà dei cittadini è rispettata quando poco più della metà dei voti, il 50,3 % per la precisione, ha supportato l’iniziativa popolare “Contro l’immigrazione di massa”, mentre il popolo non viene ascoltato e tornerà a farsi sentire quando è stato il 62 % dei votanti ad esprimersi a favore della cosiddetta “legge Covid” andando contro i desideri democentristi.


Una chiara inversione di tendenza sul rispetto della volontà popolare. Senza tra l’altro considerare come la partecipazione a questa votazione sia stata di quasi 10 punti percentuali più alta rispetto a quella del 2014 (Contro l’immigrazione di massa).

I maggiori organi di stampa hanno dichiarato che la vittoria del SI sulla legge Covid, sia la vittoria della maggioranza silenziosa, quella che non ha protestato nelle piazze o si è schierata sui social media contro ogni buonsenso che la situazione suggeriva. Ma essere la maggioranza silenziosa di questi tempi non può più essere considerato sufficiente. I megafoni di cui le destre si sono dotate sono potenti e dannosi, stordiscono l’udito delle persone, che sorde ad ogni appello di autorità o esperti si muovono istintivamente. E gli istinti più bassi vengono nutriti facendo leva su paura e disinformazione, su un bombardamento sensoriale che lascia molto spazio al sentimento e poco alla ragione.


Com’è possibile sostenere che siccome un virus ha effetti blandi sulla popolazione dei giovani adulti si possa pensare di immunizzarsi contraendo la malattia? Una volta guariti certamente si è immuni, ma avendo tuttavia corso il rischio di aver trasmesso il virus a diverse altre persone, senza sapere inoltre quale sarà il decorso della malattia.

Perché le case farmaceutiche dovrebbero avvelenarci mettendo sostanze tossiche nei preparati? Un morto è un paziente in meno, un cliente insomma. Dove sta dunque il senso nell’utilizzare preparati dannosi che potrebbero uccidere migliaia di persone?

Si può obiettare che i vaccini siano stati approvati in modalità di emergenza, senza seguire l’iter sperimentale classico, ma non è forse una pandemia una situazione di emergenza sanitaria? Combattere l’avidità delle case farmaceutiche è lecito e doveroso, ostacolare la ripresa del globo per motivi non verificati o complottisti è un’altra faccenda.

Potremmo obiettare a Pfizer, Moderna eccetera di aver ottenuto enormi profitti e che, per pura avidità, non aver donato sufficienti vaccini nei paesi del terzo mondo possa essere una delle cause della nuova variante. Rimproverarli invece di rispettare il segreto industriale, mi sembra quanto mai pretenzioso. Gli investimenti sono stati inimmaginabili e gli sforzi devono essere ripagati. Magari da chi se lo può permettere, come noi occidentali, facendo un piccolo sforzo affinché tutti possano ottenere benefici dalle cure.

Sarebbe infatti come criticare l’industria automotive per i futuri guadagni derivanti dall’abbandono del motore termico e il passaggio alla mobilità elettrica. Siamo pronti a negare l’esistenza dell’effetto serra per impedire a Tesla di fare soldi?

Non sarebbe forse meglio concentrarci sul fatto che non abbiamo ancora un piano dettagliato per la gestione delle migliaia di batterie giunte alla fine del loro ciclo e avere proposte di miglioramento invece di prodigarci nella semplice opposizione?

O criticare le pratiche pressoché al limite della legalità per evitare il pagamento delle tasse destinate alla collettività, impegnandoci sì per chiedere trasparenza ed equità, ma senza voler fermare a tutti i costi un qualcosa di cui i benefici superano di gran lunga gli aspetti negativi?


La libertà di espressione è un diritto fondamentale, ma ognuno di noi ha il dovere di assumersi le responsabilità delle proprie opinioni. Specialmente quando possono diffondersi, anch’esse come un virus, senza possibilità di verificarne la veridicità o i possibili danni collaterali.

Le critiche al sistema sono il modo di correggere le derive nelle quali la società tutta può incappare.


La politica dei NO sempre a tutto e a tutti, mascherata da politica della libertà è un pericolo per le democrazie e la vera libertà delle persone.

Non è intelligente cantare vittoria per l’esito della votazione, è giusto, sì, tirare un sospiro di sollievo, ma è altresì importante trasformarci da maggioranza silenziosa a maggioranza attiva. Attiva nel sostenere il benessere comune, la scienza, proteggendo chi realmente si dà da fare giorno dopo giorno per tenerci in salute, informati e liberi di realizzarci secondo i nostri desideri più luminosi.