"Ho elettricità sulle unghie", sette poesie di Alexandra Bastari

Aggiornato il: ott 15



Alexandra Bastari, diplomata al liceo linguistico, nasce ad Ancona il 9 maggio 2000, ma cresce a Senigallia. Studentessa universitaria di Storia a Bologna, città in cui vive, qui coltiva anche la passione per la fotografia e l’arte.


Sin dall'infanzia, la scrittura è la vera protagonista stilistica della sua vita, che l’aiuta a combattere timidezza e introversione. Esordisce a quattordici anni su piattaforme social di narrativa, dove pubblica due romanzi e un terzo, rimasto incompiuto. Nel frattempo, si affaccia anche al mondo del giornalismo, collaborando con il giornalino scolastico del suo liceo, e solo qualche tempo più tardi, a diciotto anni, dopo il suo primo viaggio a Londra, approda alla poesia, iniziando a scribacchiare versi distratti sui bordi dei quaderni scolastici per poi trasferirli sul suo blog dietro uno pseudonimo che abbandona nel 2019.


Partecipa a svariati concorsi di poesia, risultando spesso finalista e vincendo il primo premio alla quinta edizione del Concorso Internazionale di Poesia per Studenti “Poesis” di Vietri sul Mare (SA). Al momento non ha pubblicato nessuna raccolta.


QUANDO FINIRÀ LA GUERRA


Quando finirà la guerra dei corpi

degli spintoni

dell'intifada

dei salassi

per un minuto non disturbatemi

per un minuto sarò gelosa

della mia ampolla delicata;

come un pesce che da solo impazzisce

e gira e si guarda dagli spiragli

dalle porte

dalla minaccia della rete madre

non voglio farci entrare nessuno

in certi luoghi - aspetto prima che mi diventino cari.


La mutezza è clorofilla

il danno è scoppiare le bolle

farle altoparlanti.


(Senigallia, 20 settembre 2019)




VEDO CON LE DITA


Se stasera vanifico la luce

spegnendo l'ultima stella

appiccicando per sempre la mia sorte

al buio

continuo - e so del mio sbaglio.


Mamma, ho elettricità sulle unghie

primitiva

vedo con le dita come un cieco.


(Bologna, 28 febbraio 2020)




PAUSA FERMA


Pare che anche Cristo

si debba reggere al chiodo,

suscettibile al bailamme dei bazar.

Dicono che pur serva a scolpire l'opera

sudare cagionevolezza sotto

le plafoniere di città.


Ma ricordo ci fosse una pausa ferma

in cui ripiegarmi

se in tutto questo

tu metti ancora il detersivo dei piatti

a testa in giù.


(Bologna, 31 gennaio 2020)




FAME

Io non so perché i gatti miagolino alle porte chiuse

perché proprio alle porte chiuse

senza sciocchi decori – quella è fame

riempirsi è estrema cura

con dolcezza cullarsi il graffio

delle gole secche.

Io mi vergogno di aver avuto fame

di fame aver pianto

io mi vergogno delle porte;

che mi bruci in bocca solo una fiammella di vita appresa

anche oggi ho un giorno in più

da gatto sazio,

tornami al presidio con una bella coda

farmi da guardia

leccarmi il pelo

proteggermi – a poco a poco

pure perdonarmi.

(Bologna, 01 ottobre 2019)




PER UN PUNTO PASSANO

Per un punto

passano infinite rette;

io ne ho conosciuta una

che su di me ha viaggiato

ad eccesso di velocità

e dietro di sé

la polvere lasciata

arroventava tutte le altre sagome.

È passato un po’ di tempo

e dalla grafia geometrica

si sbrina il vapore

ed io, punto,

consumato dalla retta ballerina

ho il cuore che scende le scale:

come un pallone sgonfio

cede ai gradini

l’ultimo calcio

e altro non vuole

che essere una cosa secca

che riprende a respirare.

(Senigallia, 21 maggio 2019)




ACCADEVA DI DIMENTICARMENE

Accadeva di dimenticarmene

come una spugna accanto al lavello.

Ebbi solo un sussulto: non ti vedevo da mille pianti.

Lurido cane - ci ricorderemo mai

di stendere la biancheria al rovescio?

Siedo sola al tavolo - picchia soffocata

una forchetta in più al nostro pranzo.

È così:

notte umida, confesso una presenza dal fondo.

E il vento che soffia mi chiedo da dove parta.

(Bologna, 23 gennaio 2020)




VENERE NON TRAMONTA


Venere non tramonta stanotte

ha deciso di sorvegliare per ripicca

le mie fasi

la trappola famosa dello strappo al giorno

mi sveste completamente.


In terra cerco sue copie di luce

lampadine ottuse

la calcolmania di un tizzo mi dice:

- per un attimo qui bruciò

un fuoco vero.


(Bologna, 18 febbraio 2020)


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